E tu che anello scegli?

di Emanuela Pirré In: Me&So | 10 febbraio 2016
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Care lettrici e cari lettori, noi della redazione abbiamo pensato a una cosa.

Abbiamo riflettuto sul fatto che SoMagazine nasce in casa Sodini, un’azienda che ha nei bijoux lo scopo della propria attività: perché, dunque, non provare a raccontare qualcosa circa i gioielli che portiamo?

Perché non raccontare come nasce l’abitudine di indossare anelli, orecchini, collane, bracciali, spille? E quali altri bisogni o scopi – oltre quello estetico, naturalmente – si nascondono dietro la consuetudine di adornarci?

E così, desideriamo lanciare una serie di articoli che ci porteranno a scoprire insieme curiosità e significati dell’uso dei vari monili: naturalmente, nel mese dell’amore, non potevamo non iniziare con l’anello, pegno di passione per eccellenza. E non solo.

 

Ritratto di Lucina Brembati, olio su tavola di Lorenzo Lotto, databile al 1518
Ritratto di Lucina Brembati, olio su tavola di Lorenzo Lotto, databile al 1518

L’origine dell’anello è molto antica e risale all’età del bronzo: intorno al 1800 a.C., si diffuse l’uso dell’anello come forma di sigillo per documenti. Da questo uso pare derivi il significato simbolico di autorità e autorevolezza che conservano ancora oggi gli anelli indossati dagli alti prelati.

La forma circolare dell’anello ricorda l’Uroboro, ovvero il serpente o il drago che si morde la coda formando un cerchio senza inizio né fine, fatto che lo identifica come simbolo di eternità.

Pensate che nell’Antica Roma il diritto di adornarsi con anelli di ferro fu inizialmente riservato ai soli sacerdoti addetti al culto di Giove: con il passare del tempo, però, tale onore venne esteso anche a cavalieri e senatori che preferivano di gran lunga gli anelli d’oro.

Fin dall’epoca romana, l’anello venne utilizzato nei fidanzamenti e nei matrimoni come augurio di stabilità: il nome era vinculum o anulus pronubus. Il significato si conservò intatto anche nelle epoche successive e lo stesso valore di stabilità e di onore viene attribuito agli anelli utilizzati in araldica: ecco perché spezzare un anello ha il valore simbolico di rottura di un giuramento e spesso viene considerato come un gesto che preannuncia disgrazia.

Continuando a parlare di anelli spezzati, occorre citare l’Anello del Pescatore o piscatorio, una delle insegne del papa: ogni papa riceve tale anello durante la messa solenne di inizio del suo pontificato e da allora lo indossa all’anulare della mano destra.

L’anello, appositamente creato per ciascun nuovo pontefice, deve il suo nome all’immagine di san Pietro che vi è raffigurato nell’atto di gettare le reti dalla barca: alla morte del pontefice o in seguito alla sua rinuncia, il sigillo sull’anello viene annullato e l’anello viene rotto con un martelletto d’argento. L’azione, che una volta serviva principalmente a prevenire l’uso del sigillo per retrodatare degli atti, ha poi assunto il significato di sottolineare che nel periodo detto di sede vacante, nessuno assume le prerogative proprie del sommo pontefice.

Agli anelli, soprattutto se dotati di pietre preziose, si sono sempre assegnate virtù terapeutiche, poteri di protezione o al contrario maledizioni. Nelle leggende popolari e nelle favole, gli anelli forniscono poteri occulti e soprannaturali a chi li porta: un esempio per tutti è la saga fantasy Il Signore degli Anelli.

In tempi moderni, l’anello ha conservato il suo significato di investitura e simbolo anche in ambiti molto più profani: negli Stati Uniti, per esempio, in alcuni campionati sportivi (come nella National Basketball Association, la NBA, la principale lega professionistica di pallacanestro) si premiano i vincitori con un anello che viene utilizzato con lo stesso significato che lo scudetto ha nel calcio in Italia.

Questi anelli sono diventati nel tempo molto ricercati dai collezionisti di memorabilia e gadget.

Tra gli anelli più famosi non posso non menzionare l’anello di fidanzamento, la fede e il cocktail ring: tra le curiosità, inserisco il knuckle ring.

L’anello di fidanzamento è l’oggetto che quasi ogni donna spera di ricevere dal proprio uomo unitamente a richiesta di matrimonio possibilmente formulata in ginocchio: questo monile risulta prezioso non solo per il valore economico in sé ma anche per la promessa d’amore eterno che simboleggia. La tradizione vuole che sia l’uomo a sceglierlo e a regalarlo alla propria donna e può essere un trilogy, una veretta o un solitario: viene indossato sull’anulare sinistro, come la fede nuziale e in attesa di questa.

Qualcuno ha coniato (furbamente) slogan come “un diamante è per sempre”: io preferisco il più ironico “i diamanti sono i migliori amici delle ragazze”, come cantava la bionda più bella del mondo. E tante ragazze, infatti, oggi il diamante se lo comprano da sole senza aspettare il grande amore.

La fede (o vera) è l’anello che viene scambiato nel rito del matrimonio dagli sposi per giurarsi fedeltà per tutta la vita e per simboleggiare un’unione che – almeno teoricamente – dovrebbe essere indissolubile. La fede si indossa sulla mano sinistra al dito anulare e c’è un motivo ben preciso: vi è la credenza che proprio di lì passi una piccola arteria che, risalendo il braccio, arriva direttamente al cuore. Non so se sia vero, ma mi piace crederci.

Una curiosità storica collegata alle fedi è quello della campagna “Oro alla Patria”: nel dicembre del 1935 fu proclamata la “Giornata della fede”, giorno in cui gli italiani diedero vita a una grande mobilitazione per donare le proprie fedi nuziali al fine di sostenere i costi della guerra e far fronte alle difficoltà delle sanzioni.

Il dono degli oggetti in oro e soprattutto delle fedi matrimoniali fu uno dei momenti più impressionanti del consenso al regime fascista favorito da una martellante opera di propaganda: non mancarono i donatori illustri tra i quali Guglielmo Marconi, Luigi Pirandello e Gabriele D’Annunzio.

A coloro che donarono la propria fede d’oro venne data in cambio una fede di ferro che molti ancora conservano tra i ricordi di famiglia.

Il termine cocktail ring identifica un anello con pietra colorata di grandi dimensioni, appariscente ed eccentrico, indossato preferibilmente da solo e specialmente durante eventi quali i cocktail party: ecco spiegato il nome.

Pare che la definizione sia stata coniata durante il proibizionismo in America: partecipare a feste in cui fossero presenti alcolici era considerata cosa molto in voga sia perché si trattava di ritrovi segreti ed elitari sia perché ciò forniva l’occasione di condire il tutto con un certo stile, gesticolando a ogni sorso di bevanda proibita per amplificare l’impatto visivo del gioiello e, conseguentemente, sottolineare la personalità di chi lo indossava.

Oggi si usa il termine cocktail ring per indicare tutti gli anelli molto grandi, ma in realtà – o almeno in origine – sarebbe necessaria la presenza di una pietra colorata preziosa o semipreziosa (taglio cabochon oppure sfaccettata) di notevole dimensione e l’incassatura dovrebbe essere a griffe, ovvero con le tipiche punte che trattengono la pietra.

Da qualche stagione si sente invece parlare di knuckle ring o midi ring o ancora mid finger ring, in italiano anelli a metà dito: knuckle significa nocca e fa riferimento al punto di articolazione delle dita dove, appunto, vengono indossati questi anelli che si portano non classicamente alla base del dito ma sulla prima o seconda falange.

Portare gli anelli a metà dito è stata un’usanza molto diffusa tra Medioevo e Rinascimento. Gli anelli erano simbolo di ricchezza e portarli non era solo un vezzo, ma un modo per distinguersi dalle classi meno abbienti: inoltre, sull’anello era spesso inciso lo stemma della famiglia. Gli anelli venivano tramandati di generazione in generazione e talvolta chi li ereditava, non avendo la stessa misura del predecessore, si vedeva costretto a indossare gli anelli a metà dito, più per necessità che per vezzo, dunque.

Ritratto di Maddalena Strozzi Doni, olio su tavola di Raffaello Sanzio, databile circa 1506
Ritratto di Maddalena Strozzi Doni, olio su tavola di Raffaello Sanzio, databile circa 1506

Quella del midi ring non è affatto un’invenzione moderna – sebbene oggi prevalga il vezzo – e ciò dimostra, una volta di più, una grande verità: la storia dell’uomo è fatta di corsi e ricorsi.

La lezione geniale che se ne può trarre è quella di sfruttare a nostra volta l’idea utilizzando gli anelli finora lasciati in un cassetto perché troppo stretti: il regalo di un fidanzato poco attento, il ricordo di una parente, il primo anello avuto in dono da bambina, magari per la prima comunione.

Tirando le somme di questa passeggiata tra storia, origini e curiosità, affermo che spesso basta un anello ben scelto per dare carattere a un outfit. Se volete, abbinatelo a un altro gioiello: è molto bello l’abbinamento anello e orecchini e d’estate, quando le braccia sono scoperte, provate l’abbinamento anello e bracciale.

E se qualcuno dice che un diamante è per sempre, ai materiali preziosi – e talvolta inarrivabili – oggi noi donne preferiamo spesso i bijoux, come quelli Sodini,marchio che non manca mai di proporre anelli di sicuro impatto. E non c’è che l’imbarazzo della scelta quanto a proposte, colori, fogge.

Ernst Knam

Come ho raccontato in un altro articolo da poco pubblicato qui su SoMagazine, una grande estimatrice dei bijoux fu Gabrielle Bonheur Chanel alias Coco.

Fu proprio lei a dare il via in Europa alla moda dei gioielli fantasia: vistose pietre colorate, perle e cristalli creavano decorazioni che animavano i suoi capi dai tagli essenziali e minimali.

E se lo faceva Coco, simbolo per eccellenza di un’eleganza senza tempo… noi possiamo regalarci in tutta tranquillità un meraviglioso e luccicante anello che non svuoti il nostro conto in banca e che non richieda l’intervento e la presenza di nessun Principe Azzurro.

Emanuela Pirré