Insieme alla cantautrice Furia per eliminare la violenza contro le donne

di Emanuela Pirré In: SoPeople | 25 novembre 2016
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FURIA come CORTO MALTESE – FOTO ANDREA TOMAS PRATO

Violenza contro le donne.
Una manciata di terribili parole alle quali fa eco un universo di dolore, morale, psicologico e fisico; parole alle quali corrispondono sogni infranti, progetti mai realizzati, vite spezzate.

Tale violenza è una ferita inflitta alla nostra società nel suo intero: riguarda ognuno di noi, nessuno escluso, ed è un’offesa gravissima e intollerabile.

Purtroppo, parliamo di un’autentica emergenza sociale davanti alla quale non si può né tacere né rimandare né sottovalutare: quasi quotidianamente, giornali e notiziari ci raccontano vicende inqualificabili che spostano l’orrore ogni volta un passo oltre. Tante storie, tanti volti, tante persone, tanti nomi (troppi) che non possono e non devono restare solo fatti di cronaca che vengono dimenticati.

Perché la violenza contro le donne è da condannare senza se e senza ma: è sbagliata, è anormale, è inaccettabile. Non deve esistere tolleranza verso nessun episodio né deve esistere giustificazione per chi si macchia le mani, l’anima e la coscienza attraverso gesti vigliacchi e meschini.

Non devono esistere zone buie o fraintendimenti, non è possibile lasciare spazio a eventuali equivoci: è necessario prendere posizione con fermezza, rigettando e condannando la violenza con determinazione, decisione, coraggio.

I fronti sui quali agire e intervenire sono molteplici: educazione e dunque prevenzione sono fattori importantissimi e noi di SoMagazine vogliamo parlare di questo, di reazioni e di risposte positive, attive, concrete.

Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: è una ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite fin dal 1999 e, purtroppo, è più che mai attuale.

In questa giornata, si organizzano in tutto il mondo attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica: noi abbiamo scelto di aderire a tale campagna di sensibilizzazione raccontandovi il lavoro e la storia di una cantautrice italiana che si chiama Furia.

Il lavoro di Furia – che si autodefinisce “musicalmente onnivora ma con preferenze per il cantautorato italiano” – è rivolto soprattutto alle donne e alla parità tra i sessi: ha trovato appoggio grazie a Luigi Albertelli, paroliere di consolidata esperienza e proprietario di una casa discografica che si chiama Real Music.


FURIA – FOTO DI ARMANDO REBATTO

Furia ha incontrato Albertelli a teatro un anno fa, per caso, in occasione di un concorso canoro: è così che ha scoperto che Luigi è l’autore del testo della celeberrima sigla del telefilm Furia Cavallo del West, un pezzo per il quale veniva costantemente presa in giro a scuola in quanto Furia è – appunto – il suo cognome. Destino?

Sul palco, la cantante si era appena esibita in un pezzo che Albertelli aveva scritto per Mina, “Uappa”, e così i due si sono conosciuti e lui ha deciso di produrla. All’epoca, Furia si esibiva facendo musica jazz, dopo essere stata eliminata dall’edizione 2011 del talent show X Factor.

E, fino ad allora, non aveva mai scritto un pezzo: Albertelli l’ha invece spinta a mettere in parole e musica i suoi stati d’animo, il suo punto di vista nonché una certa rabbia sulla condizione della donna nella società di oggi.

Sono nate così le canzoni di un album attualmente in lavorazione e per il quale Furia ha deciso di indossare i panni e la divisa di Corto Maltese, il suo eroe dei fumetti preferito, un personaggio che la ha sempre comunicato un senso di grande libertà.

Furia è una moderna cantastorie che supporta le sue parole e la sua musica con narrazioni visive che sono spaccati di realtà in cui lei è la voce narrante: le sue storie nascono dunque da fatti di cronaca, dal suo vissuto e dai racconti delle ragazze che frequentano il suo corso di canto visto che è insegnante in una scuola privata a Milano.

Furia fa oggi parte di un progetto molto ampio di Luigi Albertelli il quale sta producendo alla vecchia maniera alcuni giovani scartati dal sistema dei talent show: oltre a lei, un altro esempio è Andrea Cerrato, uscito quest’anno da The Voice of Italy.

Furia, Luigi e la Real Music stanno attivamente lavorando al nuovo album la cui uscita è prevista per i primi mesi del nuovo anno. Il disco è prodotto da Albertelli, mentre la musica dei pezzi è stata composta dalla stessa Furia con Gianfranco Fasano e Marco Guarnerio che ha anche curato tutti gli arrangiamenti.

Tra le canzoni ci sono pezzi decisamente importanti: “Ciao Marco”, dedicato a Marco Pannella, “Lettera a un bambino mai nato”, libera trasposizione dal libro di Oriana Fallaci, “Troppo facile”, storia vera di una minorenne che ha una storia con un uomo sposato, “Prendi tutto”, storia di una ragazza che finalmente decide di lasciarsi andare in una relazione e di fidarsi.

E intanto, attraverso la pagina Facebook e il canale YouTube di Furia, è possibile vedere e ascoltare i primi due brani, due canzoni molto significative: i singoli “Tu Sei Mio”, che parla di una donna che si è stancata di appartenere a un uomo e a una convivenza sbagliata, e “Giulietta”, che narra la storia vera di una ragazza che si è uccisa per amore. Il secondo brano vede anche la commovente partecipazione dell’attrice Lella Costa come voce narrante.

Sulla pagina Facebook di Furia, trova spazio anche una versione in spagnolo di “Tu sei Mio”, versione che ha superato le 715mila visualizzazioni tra Colombia e Venezuela e che sottolinea, una volta di più, quanto il problema della violenza contro le donne e la mancata parità siano – purtroppo – questioni molto sentite a livello internazionale.

Ho cercato Furia per farle alcune domande a proposito dei brani dedicati alla condizione femminile e al doloroso problema della violenza.


FURIA – FOTO DI ANDREA TOMAS PRATO

Furia, le tue canzoni trattano problematiche forti e decisamente legate al mondo femminile. Sono un invito preciso – non privo di una vena di provocazione – rivolto a ogni donna: cercare l’indipendenza e rifiutare ogni tipo di subordinazione all’uomo, sia essa psicologica o fisica. Come e perché nasce questa tua scelta sicuramente non facile?

Credo che il tutto sia un accumulo di eventi della mia vita. Sono nata e cresciuta in una famiglia dalla mentalità chiusa, che imponeva una netta diversificazione dei ruoli della donna e dell’uomo, e questo non mi ha mai trovata d’accordo. Ho preso i “no” ricevuti perché ero una femmina come una negazione dei miei diritti e la vivevo come un’ingiustizia che mi limitava nella libertà. La costante imposizione degli abiti che dovevo portare, con i colori canonici e i vari accessori, mi andavano stretti. Mi sentivo diversa dallo stereotipo della bambina e, crescendo, della donna. Sono per l’unicità e contro l’omologazione che porta alla spersonalizzazione dell’individuo. Oggi sono una donna che osserva, scrive e canta il nostro tempo in cui essere donna non è ancora per niente facile. E durante una chiacchierata al tavolino di un bar con quello che oggi è il mio pigmalione e produttore, Luigi Albertelli, parlando dei rapporti uomo-donna, la mia rabbia è esplosa davanti all’ennesimo articolo di cronaca che raccontava di una donna uccisa dal compagno. “E adesso tutta questa rabbia prova a metterla nelle canzoni. Comincia a scrivere!”: questo è stato il suggerimento di Albertelli e da lì hanno preso forma i miei pezzi. “Tu sei mio” è nata così, da quelle due parole che l’uomo spesso rivolge alla donna: “sei mia”. Frase che troppo spesso assume dei significati inquietanti. La mia scelta è più che altro una necessità, di parlare di quello che sta succedendo a tutte noi, come gli amori malati, da cui nessuna è immune. Racconto storie vere, come una cronaca in musica, che è poi condivisione di emozioni che abbiamo provato tutte.

Pensi che la musica abbia una responsabilità diretta nell’educazione all’emancipazione? Pensi possa essere un mezzo efficace?

Kandinsky diceva che ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e spesso è madre dei nostri sentimenti. La musica ha una grande responsabilità: racconta di noi, è stata la fonte di ispirazione per i giovani negli anni ’60 e ’70, è energia potente che unisce le persone e così sarà sempre. Se penso alle radio libere che trasmettevano a beffa dei potenti, se penso che ci sono canzoni legate a un momento preciso della vita di ognuno di noi, penso ci sia speranza di poter ancora usare la musica come un grimaldello per scassinare le prigioni in cui sono ancora rinchiusi tanti diritti che dovrebbero invece essere naturali come respirare. La musica è potente se la usiamo nella maniera giusta e io cerco di farlo, nel mio piccolo. Ma oggi questa potenza si è un po’ smorzata, perché la musica è un anche prodotto e come tale non ha sempre il dovere di partecipare attivamente, a volte basta anche solo che tenga il tempo di un’estate. Ci sta.

Cosa pensi della condizione femminile attuale, soprattutto nel nostro Paese? Quanta strada c’è ancora da fare?

Durante un’intervista, stavo parlando del mio singolo “Tu sei mio”: mi fecero notare che oggi la donna è emancipata. Certo, alcune donne lo sono, ma ce ne sono tante, troppe, ancora vittime di loro stesse, per via di un’educazione che le ha represse e le fa vivere nel terrore di essere giudicate senza la libertà di esprimersi al pieno delle loro potenzialità. A loro va la mia attenzione, ma anche alle donne che credono di non essere vittime solo perché i compagni non le massacrano di botte, quando magari esercitano su di loro una costante violenza psicologica che va dalle critiche su come si vestono e su cosa mangiano fino allo svilimento a parole per abbassare l’autostima e tenerle soggiogate. La mentalità italiana è ancora troppo maschilista e questo riguarda non solo gli uomini, ma anche l’atteggiamento bigotto delle donne nei confronti delle altre: siamo noi, donne e future madri, a dover cambiare il modo di educare alla sessualità e al rapporto sentimentale. Andrebbe insegnata ai bambini la dolcezza e il rispetto verso la madre, la sorella e tutte le donne; alle bambine il coraggio – bellissima parola che insegna a essere forte e a non aver paura di rimanere sola senza un uomo – e il rispetto di loro stesse. La strada è lunga ma forse ce la possiamo fare.

Qual è la cosa che, oggi, più ti fa arrabbiare per quanto riguarda i rapporti uomo / donna?

Non amo l’arroganza maschile che porta l’uomo a credersi superiore. È l’unica superiorità che ha, la forza fisica, che arriva talvolta a usare contro la donna che gli sta accanto.

Hai ragione, Furia, e ribadiamolo con forza: nessuno è superiore a nessuno. E proprio in questa ottica, finiamo la nostra chiacchierata parlando allora di speranza e ottimismo: cosa speri che le donne raggiungano o possano realizzare nei prossimi anni? E quali traguardi ti poni per te stessa?

La consapevolezza che, per forza di cose, a un certo punto della vita deve arrivare. Spero che tutte le donne riescano a essere consapevoli senza paure e a realizzare sé stesse senza temere alcun tipo di pregiudizio che possa sbarrarci la strada. Il traguardo che auspico per me è di riuscire a mantenere la consapevolezza alla quale sono arrivata dopo immane fatica e momenti di grande sconforto.

Grazie, Furia.

Invito tutte le nostre lettrici – e i nostri lettori – a seguirti, sulla tua pagina Facebook e sul tuo canale YouTube.

Sì, l’invito non ha sesso, perché come Furia stessa ama sottolineare “Io sono dalla parte delle donne ma gli uomini li amo, eccome!…Tranne i bastardi”.

Vale anche per noi di SoMagazine: evviva le donne e gli uomini che sanno vivere fianco a fianco, che si completano e che non giocano a sopraffarsi o ad annientarsi a vicenda. In ogni giorno dell’anno.

Emanuela Pirré